31 ottobre nacque dall'idea del 1992 di raccogliere alcune novelle che avevo scritto a corollario del mio primo romanzo, intitolato "Rio Ospo". Rio Ospo non venne mai pubblicato, in quanto legato alla contemporaneità del momento storico, era il 1980, e soprattutto al gruppo di amici che ne erano involontari protagonisti. Passato qualche anno alla ricerca infruttuosa di un editore disposto almeno a leggerlo, decisi di lasciarlo nell'oblio dei ricordi.
Rimasero le novelle.
Una, intitolata proprio 31 ottobre 1849, nella sua parte centrale divenne il "Prologo" del romanzo successivo.
Era il 1994, il 31 ottobre 1994. Ed era una pura casualità.
Trieste è un luogo strano, contradittorio. Nei risvolti di un feroce e radicato passatismo malinconico ed autonostalgico, possono nascere degli slanci di modernità pionieristica quasi fantascientifica, tanto che il tizio che dondola davanti a te in autobus, alle sette del mattino, potrebbe essere un ricercatore ritornato a casa dopo sei mesi di antartide, o peggio, un aspirante premio Nobel per la fisica.
Ma Trieste è anche un posto zeppo di gente ferita, dai ricordi ancora vividi di tragedie e sofferenze. Meglio non essere empatici se i luoghi della memoria sono gli stessi della propria contemporaneità.
Ciò nonostante, tutto va avanti.
Era la location ideale per la storia che avevo in mente, Trieste e soprattutto i suoi dintorni, e la sua gente, così diversa e mischiata da essere imparentata col mondo intero.
Iniziai a scrivere. Le sensazioni autunnali, i campi impensabili, la gente che incontravo, si fusero nella storia. Impiegai quasi un anno a completarlo. Poi, nulla. Anni di diversa difficoltà esistenziale mi spinsero a prediligere la composizione, e soprattutto la sintesi poetica.
31 ottobre rimase uno dei tanti file nel pc. Finchè non lo proposi a Rupe Mutevole, e finalmente venne pubblicato, a 15 anni dalla stesura.
Un avvenimento narrato è successo realmente, mentre i personaggi ed i loro nomi, le loro vicende, sono di pura fantasia. Gli spettri della storia purtroppo sono autentici.
Maurizio Clicech